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Altre 5 distribuzioni Linux alternative ad Ubuntu (per ambito d’uso) ⊷ #gon_4chiacchiere

Altre 5 distribuzioni Linux alternative ad Ubuntu (per ambito d’uso) ⊷ #gon_4chiacchiere


Ciao ragazzi, benvenuti in un nuovo video
chiacchiericcio! Esattamente un mese fa ho pubblicato un video
qui sul canale in cui vi raccontavo quelle che secondo me sono le 5 distribuzioni Linux
alternative ad Ubuntu da scegliere in base a 5 scenari d’uso differenti. Quel video ha generato un grandissimo interesse,
ed in molti avete fatto interessanti considerazioni e sottoposto quesiti perspicaci. Per questo motivo ho deciso di espandere quella
selezione, valutando altri 5 scenari per i quali potesse aver senso utilizzare altrettante
5 distribuzioni Linux. Ancora una volta eviterò di menzionare direttamente
Ubuntu, seppur rimanga il sistema che utilizzo nel quotidiano, e soprattutto prendete questo
video un po’ come estensione del precedente che, nel caso aveste perso, trovate linkato
nelle schede qui in alto e nella descrizione del video. Direi di non perdere altro tempo: lanciamoci
nella seconda parte della selezione. Il primo scenario che mi viene in mente, e
su cui molti di voi hanno chiesto delucidazioni visto che non lo avevo preso in considerazione
nella prima puntata di questo viaggio nel mondo del Pinguino, è quello di chi ha necessità
di ridar vita a vecchi dispositivi. Oggi siamo abbastanza abituati a sostituire
telefonini o altri apparecchi elettronici dopo soli pochi anni, perché diventano obsoleti
con una rapidità disarmante (anche se fortunatamente questa tendenza sta cominciando a rallentare). Nel mondo dei personal computer, però, il
discorso è differente: non si cambia PC ogni 2-3 anni, al massimo ove possibile si prova
ad aggiornare le componenti, come aumentare la RAM o sostituire HDD ed SSD. In ogni caso può capitare di non essere nella
condizione di poter aggiornare vecchio hardware, e così il software (in questo caso un sistema
operativo dedicato) può fare davvero la differenza. Nel mondo Linux ci sono diversi OS che sono
nati proprio con lo scopo di dare una seconda giovinezza a computer anche vetusti. Tra i vari che ho provato, uno dei sistemi con cui
mi sono sempre trovato bene è sicuramente antiX. AntiX deriva da Debian, dal suo ramo Stable,
ed è incredibile leggere oggi dei suoi requisiti minimi per funzionare (verrebbe da chiedersi
se esistono ancora computer del genere in giro): si consigliano almeno 256 MB di RAM
ed 1 GB di spazio su disco, ma l’OS può funzionare anche con 128 MB di RAM! Durante l’installazione sono richiesti poco
meno di 3 GB di spazio. Oltre alla versione standard, ci sono alcune
varianti che possono funzionare con requisiti ancora inferiori. AntiX, infatti, è disponibile per architetture
IA-32 e x86-64 e si può scegliere tra le versioni:
Full, che comprende diverso software precaricato Base, che consente all’utente di scegliere
cosa installare, e Core-libre, che “obbliga” l’utente a
decidere ogni singolo componente in fase di installazione per andare ad impiegare la minima
quantità di risorse possibile Nel 2014 le due community di antiX e MEPIS
(altra famosa distro Linux) hanno costruito una nuova variante incrociata dei loro sistemi
operativi, dando vita ad MX Linux che utilizza Xfce come ambiente desktop ed è anch’esso
basato su Debian Stable. Questa variante, dal 2016, è considerata
un sistema operativo a sé, ed è attualmente tra quelli più scaricati nel mondo Linux. Tra antiX, MEPIS ed MX Linux, però, secondo
me è il primo a mantenere la corona di sistema operativo più leggero e veramente pensato
per consentire ancora l’utilizzo di hardware decisamente datato. AntiX, infatti, utilizza IceWM oppure Fluxbox
come ambienti desktop, che sono tra i più spartani ma leggeri esistenti. Tutto in antiX è pensato per essere veloce,
rapido e soprattutto leggero (e tutto è sempre sotto controllo tramite l’apposito widget
presente sul desktop). Il fatto di essere basata su un OS decisamente
stabile come Debian fa sì che tutto funzioni quotidianamente senza intoppi, ed il team
che segue lo sviluppo del sistema operativo ha incorporato tutto il necessario affinché
il sistema si installi senza magagne su hardware anche con periferiche che richiedono driver
proprietari. Partendo dalla versione Full (o configurando
a dovere quelle ridotte) si ha a disposizione un sistema completo: dal browser per navigare
sul Web (Firefox), alla suite d’ufficio (LibreOffice), non mancano accessori di ogni
natura, giochi, programmi di grafica o quelli multimediali, e tool per gestire l’intero
sistema. È incredibile come tutto questo sia concentrato
in un OS così snello. Infine, il team ha costruito un piccolo centro
di controllo da cui poter configurare in lungo e in largo e in modo avanzato antiX, e perfino
installare con pochi e semplici click i driver per le schede video nVidia, o le schede WiFi, o anche
i codec per la riproduzione di contenuti multimediali. C’è perfino un adblocker centralizzato. Il sistema è davvero spartano, questo è
evidente, ma per ridar vita a dispositivi con meno di 512 MB di RAM probabilmente di
più non si può proprio fare, e alla fine qui abbiamo un OS completo, aggiornato e sicuro. Che volere di più? Il secondo scenario su cui non avevo espresso
preferenze è quello relativo all’ottimizzazione estrema. Per chi desidera avere un sistema operativo
cucito al 100% per il proprio PC ci sono due strade possibili. La prima consente di configurare il PC in
ogni suo dettaglio, e anzi si è costretti a farlo by design nel senso che la distribuzione
non installa nulla se non un sistema super minimale e sta poi all’utente, passo dopo
passo, andare a configurare tutto. Sto parlando ovviamente di Arch Linux, distribuzione
rolling che fa della versatilità il suo punto di forza, grazie ad un package manager robusto
(pacman) e ai repository (AUR) stracolmi di software pronto all’installazione. Ovunque nel sistema grida smanettabilità
e customizzazione estrema, ma ovviamente l’utente deve sapere cosa sta facendo. In questa selezione, però, voglio spingermi
oltre, e c’è un solo altro sistema operativo che supera Arch: sto parlando -ovviamente-
di Gentoo. Gentoo Linux non solo richiede all’utente
di configurare tutto in ogni minimo dettaglio e fin dal primo avvio, ma si basa sull’idea
di compilare ogni singolo pacchetto per la specifica architettura e macchina su cui lo
si voglia installare (ovviamente esistono file binari per software molto complessi o
per quelli a codice chiuso). Compilare ogni pacchetto per il proprio computer
significa che il sistema operativo e le applicazioni saranno compilate appositamente per esso:
più di così non ci si può proprio spingere, e sicuramente chi desidera avere una personalizzazione che
va oltre l’immaginazione non può chiedere di più. Questi due sistemi, Arch e Gentoo, sono pensati
per utenti decisamente esperti, ma Gentoo si spinge decisamente oltre, e la community
che segue il progetto da ormai più di 20 anni (partendo dalle sue radici in Enoch) offre una
guida all’installazione e configurazione/gestione del sistema operativo davvero minuziosa, e
da cui si può imparare moltissimo! Gentoo, così come Arch, può essere un ottimo
strumento per imparare in dettaglio come funziona il mondo del pinguino ed in generale i sistemi
*nix. Installare e configurare un sistema in questo
modo consente di avere un computer scattante e flessibile, ed è proprio da questo concetto
che si è fatta la scelta del nome: i pinguini della specie gentoo sono animali che nuotano
molto molto velocemente. Gentoo si basa su un gestore di pacchetti
disegnato per essere modulare, portable, facilmente manutenibile e flessibile. Vista la sua natura eclettica ed adattabile, Gentoo
può essere considerata più una meta-distribuzione che una distro tradizionale: la maggior parte
dei suoi utenti ha configurazioni e set di programmi installati che sono unici ed è
praticamente impossibile trovare due installazioni uguali di tale OS su PC differenti. Gentoo è pensata per chi vuole un controllo
totale del software che è installato ed in esecuzione sul proprio computer, e richiede
sicuramente una preparazione elevata e tanto tempo da investire per installare e configurare
il tutto a puntino. In cambio, però, si può ottenere un computer
desktop (o un server) decisamente efficiente, con un controllo fine di quali servizi sono
presenti ed in esecuzione. Inoltre, il kernel può essere adattato in
ogni suo modulo eliminando le componenti non necessarie e riducendo ulteriormente le risorse
e l’utilizzo di memoria. Ovviamente il gestore pacchetti, Portage,
consente l’accesso ad una selezione molto ampia di software, ed ogni pacchetto presente
contiene i dettagli di ogni dipendenza richiesta cosicché sia possibile installare solo il
minimo necessario. Tutto ciò che è opzionale sta all’utente. Infine Gentoo, a differenza di tante altre
distro più user-friendly o comunque con una politica ben definita, non impone alcun look
and feel standard, perciò ogni pacchetto è esattamente come è stato pensato da chi
lo ha sviluppato e può essere personalizzato dall’utente: ancora una volta, non esistono
due installazioni uguali di Gentoo. Prima del 2005 l’installazione poteva essere
fatta a partire da 3 stage differenti: Stage1: si partiva solo col minimo necessario
per effettuare la build dei compilatori, linker, e le librerie necessarie per compilare l’altro
software. Insomma per creare la toolchain
Stage2: si partiva da una toolchain precompilata ed usabile per compilare le altre parti del
sistema Stage3: è presente un set minimale di software
precompilato con cui compilare il kernel e l’altro software addizionale può essere
installato a scelta dell’utente Dal 2005 solo le installazioni Stage3 sono
ufficialmente supportate, vista la complessità dei due stage precedenti. E dal 2015 solo i tarball dello Stage3 sono
disponibili pubblicamente mentre i due Stage 1 e 2 sono generati internamente dal team
di sviluppo di Gentoo. Comunque l’utente se vuole può ricostruire
la toolchain o reinstallare il sistema base durante una installazione Stage3 simulando
gli step precedenti. Così come Arch, anche Gentoo è una distribuzione
rolling: una volta installata non c’è una versione vera e propria, ma il sistema è
costantemente aggiornato. Da Gentoo sono nate diverse distribuzioni,
tra cui l’italianissima Sabayon Linux che però, seppur partendo da Gentoo, fornisce
un sistema precompilato e pronto all’uso, uscendo un po’ da quell’idea di avere
un OS compilato al 100% per il proprio computer. Il terzo scenario in esame è quello di chi
cerca un sistema stabile, perfettamente funzionante, completo e pronto all’uso. Ma soprattutto per chi è un po’ nostalgico
delle “vecchie interfacce” Linux. Sto parlando di Mint. Mint Linux nasce da Ubuntu, ma non ha goduto
di particolare successo finché Ubuntu non è passata da GNOME ad Unity. All’epoca ci fu una specie di scisma tra
chi odiava e chi amava Unity. E così Mint, che sfruttava Ubuntu come base
per avere un sistema stabile, moderno e perfettamente funzionante ma su cui cuciva una interfaccia
utente più tradizionale, ebbe grande successo. Ci sono stati vari cambi durante il corso
degli anni, ma ad oggi Mint non segue più i rilasci cadenzati nel tempo: una nuova versione
di Ubuntu esce ogni 6 mesi, Mint invece si basa solo sulle versioni LTS della distro
madre e, fondamentalmente, una sua nuova versione viene rilasciata solo quando è pronta, senza
un piano di rilascio prestabilito. Linux Mint utilizza principalmente software
free ed open-source, ma comprende out-of-the-box diversi plug-in, codec, Adobe Flash, MP3 ed
MP4 ed altro software proprietario al fine di rendere l’esperienza d’uso ottimale
per chiunque. Un approccio “non comune” tra le distribuzioni
Linux che solitamente escludono software proprietario di default, lasciando quanto meno tale opzione
in mano all’utente: Mint invece ne forza l’inclusione dall’alto (ed è stata spesso criticata dalla
Free Software Foundation per questa politica). Inoltre arriva con una certa quantità di
software precaricato: da LibreOffice a Firefox, da Thunderbird ad HexChat, c’è Pidgin,
Transmission, VLC e GIMP. Ovviamente tanto altro software ancora può essere
installato dall’utente tramite il gestore dei pacchetti, che chiaramente si basa su
apt e sui file *.deb. Interessante notare come Mint supporti i flatpak
di default (con tanto di sezione apposita nel software center per facilitare l’installazione
degli stessi), mentre snap deve essere installato a mano dall’utente. Linux Mint ha precaricati diversi tool come
firewall o sistemi di backup, e tanto altro. Seppur chiaramente supportati tutti gli ambienti
desktop più famosi (tra cui KDE, Xfce o GNOME), quelli di default sono Cinnamon e MATE. E personalmente tra i due io preferisco MATE. Comunque per gran parte di questi DE sono
presenti file immagini già pronti all’installazione, altrimenti basta utilizzare il gestore dei pacchetti
per scegliere l’ambiente che più si preferisce. La cosa interessante di Mint è che non è
un fork di Ubuntu, ma è veramente come utilizzare Ubuntu al 100% con la differenza che gli sviluppatori
affiancano ai repository ufficiali di canonical anche altre fonti su cui sono presenti i pacchetti
sviluppati ad-hoc per la distro. Tali pacchetti comprendono principalmente
tool vari per configurare al meglio il sistema, come il gestore dei driver proprietari, il
gestore degli aggiornamenti ed altri accessori. Fondamentalmente Mint è al 100% compatibile
con Ubuntu e la si può vedere come una Ubuntu con software generico aggiuntivo pre-caricato
e pronto all’uso. Che altro aggiungere? Mint è una distro molto stabile grazie al
fatto che utilizza le versioni LTS di Ubuntu e, come detto, offre una marea di software
già installati che possono far comodo all’utente generico nell’uso quotidiano. È un OS sicuramente pensato per i meno smanettoni
e per chi cerca un sistema operativo con un’interfaccia semplice, veloce, tradizionale e che funzioni
out-of-the-box senza grattacapi. Io preferisco partire da Ubuntu (magari la
versione minimal) e plasmare l’OS a mia immagine e somiglianza, scegliendo cosa installare
e cosa no (certo con un set minimo di supporto già pronto all’uso), però ci può stare
che ci sia una base di partenza più completa anche con software che non si utilizzerà
mai per chi non ha voglia di stare a personalizzare troppo il proprio computer… Pur sempre avendo
in cambio stabilità e sicurezza. Una variante alla scelta di Mint può essere
Pop_OS!, altro sistema che nasce da Ubuntu e che è portato avanti dall’azienda americana system76
la quale produce e vende computer con Linux. Pop_OS! è pensata principalmente per il mondo dei
portatili ed offre varie ottimizzazioni per schermi ad alta risoluzione (4K) o per il
risparmio energetico. È più “smanettata” rispetto a Mint quindi
potrebbero verificarsi dei problemi aggiuntivi nell’uso di tutti i giorni. In ogni caso, al momento, tale distro segue
pedissequamente i rilasci di Ubuntu, quindi ogni 6 mesi viene aggiornata e rilasciata. Tra le due, personalmente, punterei più su
Mint poiché segue le versioni LTS di Ubuntu che sono molto più stabili e supportate nel
tempo, ed inoltre in qualche modo è sempre possibile estrarre le ottimizzazioni di system76
per averle anche sulle altre Ubuntu based. Il quarto scenario in esame è quello per
il recupero dei dati da computer che banalmente non partono più. Ci sono tante distribuzioni che offrono i
cosiddetti LiveCD, immagini di sistema che possono essere avviate e che caricano in RAM
un’istanza completa del sistema operativo con tanti tool di emergenza pre-caricati. Questi tool consentono di accedere alle memorie
presenti e quindi, in qualche modo, di tentare di recuperare dati altrimenti non più accessibili
(anche su sistemi operativi non Linux based). Tra i vari sistemi operativi dedicati proprio
al recupero di informazioni da memorie danneggiate c’è SystemRescueCd. È una distribuzione Linux che può essere
caricata su CD/DVD-ROM o pendrive USB per tentare di riparare il proprio sistema. L’idea alla base è quella di fornire dei
tool semplici per completare vari task di amministrazione sul computer, come creare
e modificare le partizioni sull’hard disk o memorie SSD. SystemRescueCd offre out-of-the-box tutta
una serie di utilità di sistema come GParted, fsarchiver, tool per gestire filesystem o
altri usi più basilari (come editor o tool di rete), e può essere utilizzato per computer
con OS Linux o Windows, sia desktop che server. Non è necessaria alcuna installazione locale
ed il Kernel è configurato così da supportare senza operazioni aggiuntive tutti i file system
più diffusi (come ext3/ext4, xfs, btrfs, reiserfs, jfs, vfat, ntfs, e quelli di rete
come Samba e NFS) Non c’è molto altro da aggiungere: se avete
problemi a far partire il vostro computer, SystemRescueCd può aiutarvi a recuperare
file system danneggiati, o anche solo estrarre documenti importanti da memorie non più accessibili. L’ultimo scenario che vedremo oggi è tutto
dedicato ai paranoici della sicurezza (:-D) ed ovviamente ci sono distribuzioni Linux
pensate anche per loro. Una di quella che mi vengono subito in mente
è Tails. The Amnesic Incognito Live System (Tails)
è una distro Linux basata su Debian che può essere eseguita live direttamente da pendrive
USB o CD/DVD-ROM con lo specifico obiettivo di fornire completa anonimità su Internet. L’OS viene distribuito con una serie di
applicazioni Internet pre-caricate, come browser web, client IRC o mail, e software di messaggistica
istantanea, tutte preconfigurate con in mente la sicurezza dell’utente. Ovviamente tutto il traffico dati è anonimizzato
poiché Tails utilizza la rete Tor per rendere il traffico Internet davvero complicato da
tracciare. Tails si prefigge di usare Internet in modo
anonimo ed evitare le censure: tutte le connessioni sono forzate verso la rete Tor, non viene
lasciata alcuna traccia sul computer che si sta utilizzando (a meno di specificarlo appositamente)
ed ovviamente vengono utilizzati tool di crittografia secondo lo stato dell’arte per file, email
e chat. Il sistema offre una suite di applicazioni
completa per l’uso a 360° (da LibreOffice a lettori PDF, da GIMP a vari tool multimediali,
e così via). Una volta configurato come si desidera, può
anche essere clonato su di una memoria esterna così da averlo già pronto al proprio uso
al prossimo avvio. Non c’è molto altro da aggiungere su questo
progetto, se non sottolineare appunto l’intento di offrire un punto di partenza con cui muoversi
in rete senza essere facilmente tracciabili: da Tor ad adblocker, da consigli su come muoversi
in rete a software configurato per non far traperlare dati personali. Bene, e questi erano ulteriori 5 scenari che
non avevo toccato nel precedente video dedicato al mondo del Pinguino. Spero abbiate trovato interessante questa
seconda selezione e se avete altri suggerimenti vi aspetto nei commenti per sapere la vostra. Direi che è tutto per la puntata di oggi,
vi saluto e ci sentiamo presto!

7 thoughts on “Altre 5 distribuzioni Linux alternative ad Ubuntu (per ambito d’uso) ⊷ #gon_4chiacchiere

  1. Anch'io preferisco Mate come DE! ❤ La mia preferita rimane Debian stable, magari consiglierei mint per iniziare, antix la provai insieme a puppy Linux e proteus e rimasi colpito dalla versatilità nei computer datati.

  2. Ciao, potresti dirmi che video editor utilizzi, perché io con Ubuntu 18.04 lts uso openshot appimage ma è davvero pesante (ho 4gb di ram) e si pianta spesso e quando utilizzo l'editor avanzato per i titoli sono più le volte che non funziona. Sarebbe interessante sapere se è un mio problema oppure è comune. Grazie.

  3. Molto interessante come sempre, spiegato bene e comprensibile anche a chi mastica poco di pc. AntiX è un'ottima soluzione per chi ha non solo pc datati con sopra magari Windows XP che lo ricordo non sarà più aggiornato, ma anche per chi ha dei netbook da 1 o 2 giga di ram, perché se avete notato nel Conky su desktop la ram di default era poco più di 100 mb, un valore eccezionalmente basso che consente ad una ram da 1 giga di avere altre risorse e non rallentare. Una proposta avrei da farti: i browser web! Ultimamente sono esosi da morire specie se ci metti qualche addons! Così sui vecchi pc occupano anche 1 giga di ram, improponibile anche semplicemente per navigare senza impallare tutto!

  4. MX-Linux ce l'ho da più di qualche mese, e posso tranquillamente che è una fantastica distro. Peccato che tutti i cazzoni che stanno negli uffici comunali non lo usino. Che poi la colpa stà sempre a chi stà più in alto. Però a Bolzano non usano windoz, ma linux.

  5. Ottima seconda parte, devo provare Antix. Io su un vecchio netbook HP sto usando Puppy Linux basata su Ubuntu Bionic Beaver, è davvero molto veloce e leggera oltre che molto facile da utilizzare.

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